carpa

artsmia.org - stampe ukiyo-e in rete

Le stampe del periodo ukiyo-e rivestono per me un grosso interesse. Hanno qualcosa che appaga appieno le mie esigenze estetiche, ma come tutti gli oggetti fluttuanti nel mondo dei supermercati, costano. E sebbene, in quanto stampe ,alcune abbiano dei prezzi abordabili, non sono esattamente tra gli ammenicoli per i quali posso pensare di spendere dei soldi.  Per fortuna esistono dei progetti come questo bel sito dell'Istituto d'arte di minneapolis che permettono anche ai poracci come me di apprezzare le stampe nelle loro dimensioni originali, con tanto di lente di ingrandimento. E con qualche piccolo escamotage di stamparsele.

Se provate a cliccare su un'opera a caso ad esempio questa,Frog in Rain - Sho_son Ohara Kawaguch vi si aprira' una finestra e potrete zoomare all'interno dell'immagine. Ma non e' finita, se guardate la stringa con la quale l'url e' costruito nella finestra con lo zoom vedrete che ad un certo punto c'e' indicata la risoluzione dello schermo immaginario nel quale l'immagine viene inserita:

http://zoom.artsmia.org/fif=/mia/fpx/49/mia_49066b.fpx&obj=uv,1.0&wid=640&hei=480&page=mia-start.html&bgc=85,85,85

la risoluzione e' wid=640&hei=480

640 x 480

se modificate quei valori ottenete un'immagine a piu' alta risoluzione.  A questo punto potete scaricarvela, aprirla con gimp, tagliare lo sfondo che non vi interessa, salvarla nelle dimensioni originali indicate nella scheda dell'opera e andarvela a stampare per vostro sommo gaudio.

Da notare come in Italia teoricamente spacchino le palle anche solo se pubblichi in rete le foto di qualche opera esposta in un museo, mentre questi mettano a disposizione on line tutta la loro collezione.

Di come e perche' la mia schiena si riempi' di inchiostro

La breve storia di come la mia schiena si e' riempita di inchiostro e colore

quinta sessione schiena: colore

Il primo tatuaggio l'ho fatto a 31 anni con il buffo obiettivo di giungere ai 33 con la schiena ricoperta. Il 33 mi affascinava come numero banalmente simbolico. Visto che mio malgrado e per mia dannazione vivo nel paese del papa, mi piaceva di onorare i tanto odiati 33 anni del cristo morto, con qualcosa di palesemente distante e lontano dai nostri tristi riferimenti culturali.
Come si evince dal piuttosto scarno blog sono abbastanza affascinato dalla cultura del giappone del XVIIIesimo e XIXesimo secolo, sara' perche' sono sempre stato di colorito pallido e con pochissimi peli sul corpo, sara' perche' dall'adolescenza pratico
l'aikido(http://sanpietrino.noblogs.org) e piu' di recente il judo. Sara' perche' i giapponesi sono l'unica popolazione al mondo che si e' presa due atomiche sulla testa, sara' perche' in mezzo a quel popolo di idioti che affollano le nostre citta' fotogrando i piccioni e' strabiliante trovare cose come le stampe ukiyo-e, che hanno innamorato gli impressionisti, alla fine dell'ottocento. Uno non lo direbbe mai guardando un tamagochi. (Continua)

kuniyoshi e il suikoden

In altri articoli ho parlato del sukoiden, la trasposizione giapponese di una saga picaresca cinese, con protagonisti 108 guerrieri/briganti. Nel testo cinese i personaggi tatuati sono 5, nella versione illustrata da kuniyoshi sono una ventina. Pare che l'interesse per il tatuaggio nascesse dal fatto che lo stesso kuniyoshi avesse la schiena tatuata. Sul sito kuniyoshi project e' possibile reperire un elenco completo delle opere, diviso per anni e per tematiche e visionare alcune illustrazioni tratte dal sukoiden. Esiste un libro molto interessante a questo proposito Klompmakers, Inge. Of Brigands and Bravery: Kuniyoshi's Heroes of the Suikoden. 1998, Hotei Publishing, Leiden si trova acquistabile in rete, difficilmente nelle librerie. Un appassionato d'arte fiorentino ha curato diversi libri sull'arte giapponese ed in particolare su kuniyoshi ha prodotto Utagawa kuniyoshi, Fagioli marco. Presenta 90 illustrazioni e relativo commento. Si trova in qualche biblioteca italiana di sicuro. A firenze e' reperibile per certo presso la biblioteca di Sesto Fiorentino, "Ernesto Ragionieri".

Appunti sulla storia del tatuaggio giapponese tra il 1800 e il 1900

Nell'ultima secolo del periodo Edo, che duro' fino al 1868, il giappone inizio' una complessa trasformazione del proprio assetto sociale. In particolare si inizio' a sviluppare una societa' mercantile con velleita' di autoaffermazione e soldi da spendere. Da un punto di vista strettamente materiale questo getto' le basi per la creazione di nuove forme artistiche slegate dal sentire e dai voleri aristocratici. In questo periodo in particolare fiorisce l'ukiyo-e, un genere inizialmente sopratutto letterario caratterizzato da ambientazioni e tematiche decisamente piu' popolari della tradizionale letteratura giapponese. Questa nuova letteratura vede la propria genesi con un testo di Ihara Saikaku, un commerciante di Osaka. Il titolo dell'opera tradotto e' "L'uomo che consumo la propria vita nell'amore". Il protagonista del romanzo e' un libertino, e la trama si dipana tra un'avventura erotica e l'altra. Questi libri erano di solito illustrati, ed in questo periodo nasce infatti l'imponente produzione di shunga, disegni erotici giapponesi, alla quale quasi nessun artista di quegli anni si esime dal partecipare con qualche opera.  (Continua)

Tatuaggi giapponesi

I tatuaggi giapponesi hanno origini piuttosto lontane nel tempo, nell'ultimo secolo sono stati spesso identificati come un simbolo distintivo della yakuza, la mafia giapponese. Entrambi questi ambiti potrebbero essere oggetto di analisi, pero' a me interessa un altro aspetto, il rapporto piuttosto stretto tra l'arte pittorica giapponese e il tatuaggio. In particolare l'influenza del ukiyo-e sullo stile e la diffusione di questa pratica. Penso che l'identificazione "yakuza - tatuaggio" sia un aspetto legato a suggestioni e problemi tutti giapponesi e che non sia cosi' interessante per noi che viviamo lontano da quei luoghi. Un tatuaggio e' soltanto un disegno sul corpo, un mezzo essenzialmente effimero per esprimere, nei migliore dei casi, un concetto o piu' semplicemente per decorare un pezzo di pelle. I tattoo rientrano pero' all'interno di quei particolari disegni con un alta componente simbolica, fino quasi a diventare simbolo di per se' stessi. Come accade per gli yakuza appunto. Non e' tanto il soggetto (sia una carpa gigante, un dragone, una qualche divinita' buddista, o un demone), quanto l'atto di farsi incidere un disegno sul corpo, in particolare sulla schiena, che contraddistingue lo yakuza agli occhi del giapponese onesto. Anche se questo tipo di mentalita' probabilmente sta scomparendo, dal momento che il tatuaggio giapponese non e' ormai piu' una questione soltanto nipponica. I migliori tatuatori forse non sono neppure giapponesi, e se lo sono magari non vivono, ne' lavorano in giappone.  (Continua)
 
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